Il caffè delle 15


 


 Racconto
breve inedito. Partecipante al concorso Nazionale “Arturo Loria” 2012/13


Scritto tra Gennaio e Febbraio 2013 a
Carpi, da Roberto Belelli, in arte Poeta!


Il caffè delle 15


 


Prefazione


Un’altra parola….. e avrei perso sicuramente il
caffè delle 15.


Già! La macchinetta del caffè
borbottava insistentemente, annunciando, come fa un treno con il suo fischio,
che era pronto a uscire e ad allagarmi il piano cottura, se non mi fossi alzato
velocemente, distogliendomi così dagli intricati pensieri che si ricomponevano
su queste pagine.


Scrivere, è così coinvolgente. Addentrarsi in ambienti
nuovi della tua coscienza e sorprendersi a sfogliare pagine impolverate,
scivolate a terra da scaffali stracolmi del tuo passato. Sono le tue esperienze, le emozioni, i sentimenti, i viaggi
mentali che ti sei fatto, le storie vissute che tornano alla luce insieme
all’aroma del caffè. Quel profumo inconfondibile che si spande nella stanza,
dove prendono vita i pensieri e le arti di Poeta.


Poeta, un nome che racchiude in sé, la prospettiva
della vita, di un uomo che traspone le emozioni nelle varie forme artistiche
che prendono l’avvio con il disegno, in un’evoluzione prismatica. Plasmando,
attraverso gli elementi che lo circondano, le sue ansie, le sue speranze e il suo
dolore per un’improvvisa e stravolgente separazione Famigliare.


Una separazione ancora pulsante, vibrante, che a
causa degli intricati eventi che si susseguono nel tempo, rende difficoltoso
sciogliere quei nodi conflittuali, che non permettono ancora, di riallacciare
quei fili spezzati con i propri figli.


È proprio qui, a Carpi, una Città tranquilla ed
eterogenea, che prende vita il racconto sopito di Poeta. Un vortice di eventi in
cui si è ritrovato a vivere.


Una storia che si scopre simile ad altre, che parla
di un rapporto coniugale alla deriva, tra gli scogli dell’inquietudine, dove i
frangenti si schiantano, lasciando relitti sparsi negli anfratti della
coscienza.


Il crollo della Torre.


È quando apri gli occhi, e c’è soltanto il buio
intorno a te che senti freddo sulla tua pelle. È soltanto allora che comprendi
che tutto è crollato. Polvere e detriti sparsi ovunque, mentre lacrime dure
scivolano sulle tue guance pallide.


Ti ripeti ancora una volta che non resta altro che rialzarsi.


In quella notte d’inverno, ti trascini lento sulla
spiaggia, attraverso l’eco delle onde che degrada lentamente. Tra le dita
stringi ancora i resti di un legame, nella speranza che quei piccoli frammenti
ricomposti possano ridarti un futuro. Sfinito, segui la scia delle luci che si
estendono all’orizzonte di una Città sconosciuta, come fosse un faro nella
nebbia a guidarti, e t’immergi in una realtà che solca la pelle, attraversando
le ferite profonde fino a lambire il cuore. Nella solitudine dell’essere, il
buio acquista proporzioni gigantesche, intrappolandoti nello specchio della
consapevolezza di un animo sofferente. Ed è così che con forza e tenacia,
emergi, vivido e pulsante, affrontando il dolore e l’inquietudine, con l’amore.


1


Io, amico
di Poeta.


15 fogli bianchi da riempire,
da solcare, come una nave rompighiaccio in Antartide, che apre fenditure
nell’intimo personale della lastra che ci avvolge, scoprendoci, confrontandoci
con noi stessi e con chi leggerà queste parole, che finalmente scivolano a
valle trasportate dalla corrente, fino all’immenso Mare Primordiale della
scrittura.


Scrivo io, che son amico di Poeta, amico da lunga
data, amico nel dolore e nella gioia, nel vento e nel sole. Io, che nelle notti
insonni l’ho ascoltato, ho condiviso con lui l’ultimo sorso di vino, e l’ho
tenuto tra le mie braccia rassicurandolo.


Sono l’Io di Poeta, la parte scrittore che c’è in
lui, che non è dissociato dal resto, ma che vuole mantenere un suo carattere
personale, cosicché, possa essere audace e a volte ironico, nel raccontare le
emozioni vissute e tessute tra loro, in un breve soggiorno (di due anni) a
Carpi.


Pertanto ieri sera, dopo cena, io e Poeta, coinvolgendo
peraltro anche la Sorella del Veneto, abbiamo ragionato su cosa raccontare, cercando
uno spunto, individuando una traccia, affinché il fiume in piena di parole
confuse tra di loro, non inondasse la platea.


Così iniziò, la breve ricerca di un tema, un filone
da seguire, affinché non ci si perdesse come i piccoli Hansel e Gretel o il
prode Ulisse, che attraversa i mari dell’avventura, per scoprire, che il luogo
più fantastico è…Casa sua. Confortati anche dal fatto che fortunatamente non eravamo
con lui sulla sua barca insieme all’equipaggio, la cui sorte fu tremenda, a
causa dell’incontro con la Maga Circe, che dopo averli trasformati in suini, ne
aveva fatti salumi e salsicce.


Ed ecco che in tutta risposta, la valanga d’idee è
arrivata a valle, quindi, spulciando tra le possibili trame della narrazione,
si è deciso, di raccontare sinteticamente, questo periodo di vita di Poeta,
sebbene le possibilità di rivelare, siano infinite. Come le migliaia di
personaggi che si avvicendano nei romanzi e che spesso ne facciamo i nostri
paladini o semplicemente i nostri amici.


Amici che ti accompagnano in questo lungo percorso
di vita. Lungo le strade infinite delle Città, che di volta in volta hai
abitato. Come questa Città che ti ha accolto, tramite il lavoro, l’amicizia dei
colleghi, la quale, nel vederti sconfitto, soffocato, amareggiato, ti ha
aiutato a non mollare gli ormeggi definitivamente; un dramma che purtroppo è
accaduto anni prima a un collega di Modena. Un uomo solo, sfinito, che aveva
deciso di smettere di lottare, dopo la Separazione Matrimoniale.


L’amicizia ha un’importanza enorme in questi
frangenti, dove chi ti ascolta, comprende e consiglia è un sostegno che non ha
pari. Un aiuto psicologico veramente di conforto, dove le persone si distinguono
dall’atipico ruolo del collega di lavoro e si compenetrano così emozioni
sottili e sobrie, in un contesto di vita sempre più ampio.


Sentire l’affetto intorno, aiuta più di qualsiasi
ansiolitico.



Chiaramente, in un ambiente Matrimoniale, dove le
incombenze ti soverchiano, la possibilità di mantenere vive le amicizie,
vengono spesso a mancare. Questo lo comprendi soltanto in seguito, quando
avviene la divisione, e quelle poche persone che frequenti, prendono
consapevolmente le parti dell’uno o dell’altra persona. Stessa regola vale
anche per i Genitori che si schierano audaci, in questa situazione
conflittuale.


Genitori, figli, nipoti, tutti in conflitto, divisi,
come ancor prima lo sono stati i
Genitori di Poeta.


Un evento del passato che porta a comprendere e
conoscere appieno, le sofferenze di una frattura.


 


2


Ricordi…..della mia infanzia.


Era nel sessantotto, che mia Madre scoprì che l’uomo
della sua vita, aveva un’amante. In un primo momento, la rivoluzione prese il
sopravvento dentro casa. Litigi, piatti che volavano, si alternavano alla
ricerca di un compromesso, basato sul perdono, sulla comprensione delle
debolezze di un uomo. C’era un figlio piccolo di mezzo e non si poteva gettare
via, ciò che si stava costruendo insieme, con la fatica e il sudore, soltanto
per una scappatella.


La tranquillità durò ben poco. Ricordo ancora quella
notte, dove io e mia Madre uscimmo allertati e trovammo parcheggiato il furgone
di mio Padre davanti ad una palazzina in periferia di Bologna. Lui, doveva essere
a pescare in quel week end, e non trovarsi in quell’appartamento con un’altra
donna.


Fu così che mia Madre gli fece trovare davanti alla
porta le valigie, con un biglietto di sola andata. Trovandosi così sola,
davanti ai binari del treno, sperduta, amareggiata e delusa; mi guardò negli
occhi e decise che la disperazione non avrebbe preso il sopravvento.


Direi che siamo sopravvissuti al dramma, superando
le prime grosse difficoltà e la mancanza di un Marito/Padre, che negli anni
successivi si era sempre distinto in un grande menefreghista, in quanto, non
solo aveva abbandonato noi, ma ancor prima, aveva lasciato alla deriva un’altra
famiglia, dove due figli piccoli e la loro Madre, avevano subito la stessa
sorte.


Un esempio di Padre che ho sempre aberrato e mai
condiviso.


Purtroppo, le avversità della vita, come grossi macigni
ti sgretolano e ti ritrovi in una posizione conflittuale in cui, mai avresti
voluto essere, lasciandoti inerme di fronte a qualcosa di grande e imponente.


3


Risorgere dalle ceneri……e
ricominciare da tre.


La trasformazione avviene imperturbabile, mentre le
necessità primarie portano a soffocare il dolore, così d’affrontare quel
percorso necessario che ti permetta di ricominciare a dare un significato alla
vita.


Ti accorgi in breve che devi ricostruire ogni cosa,
per poter mantenere una dignità, una continua lotta che ti coinvolge
quotidianamente, tra il lavoro, le questioni legali, amministrative e i
problemi che si assommano travolgendoti. Cercando di non crollare, perché ti
ritrovi solo, in attesa dei tuoi figli. Figli, che in quei mesi d’afflizione e
solitudine, erano come svaniti, rifiutandoti qualsiasi possibilità d’incontro e
di dialogo. Le motivazioni asserite, andavano ritrovate nell’animo coercitivo
della Madre. La stessa persona, che con ostinazione, aveva proposto la classica
formula della “pausa di riflessione”, offuscando così agli occhi di tutti, la
ben effettiva decisione di una brusca e quantomeno elaborata Separazione.


Che dire? Ci sei cascato in pieno!


Hai accettato le richieste insistenti del Coniuge,
uscendo così da casa per questa “Pausa”, che a suo dire doveva essere un
momento di “riflessione” atto a ritrovare qualcosa, che in realtà non esisteva
più da molto tempo.


Così, i primi di Novembre, dopo un viaggio a
Medjugorje, è iniziato il pellegrinaggio, per trovare una sistemazione
provvisoria per quei quindici giorni di riflessione. Un intervallo nel quale a
tutto avresti potuto pensare, essendo all’oscuro di ciò che stava accadendo.


La Separazione era in atto e in quei pochi giorni,
Poeta comprese di aver perso il suo ruolo di Genitore, di Marito e tutto ciò
che negli anni aveva costruito. Altro non restava che afferrare la maniglia, e
aprire quella porta che ti conduce nel labirinto della tua coscienza di uomo
solo.


Sebbene questo non sia il contesto per approfondire
la questione sulla sua Separazione, credo sia giusto dare una prospettiva
alquanto bilanciata e reale dei fatti. Perché lo stravolgimento di un’esistenza
comporta indubbiamente dei grossi cambiamenti e a inevitabili conseguenze.


È così che nella vita di Poeta si affacciano nuove
conoscenze, rapporti solidali che s’intrecciano e si convalidano in amicizie e
passioni.


 


4


Le
donne…..che ascoltano.


Un’importante amicizia che si consolidò nei mesi
successivi alla separazione, fu la conoscenza della Fabi, ribattezzata in
seguito, la Sorella del Veneto. Proprio così, nessuna avventura sentimentale,
ma un’amicizia profonda che andava oltre le distanze.


Apriti e il mondo ti appare……e, dopo tanto parlare,
raccontarsi, tramite la finestra di facebook, decidemmo io, la Fabi e altri
amici di incontrarci a Venezia, una bellissima Città lagunare, dove tra le
calli e i canali, in una calda giornata estiva, il senso di solitudine
finalmente svaniva, infondendo quel sentimento di complicità tra le persone.
Chiaramente abitare lontani da chi senti vicino, ha il suo bel dire, sebbene tramite
le lunghe telefonate, gli sms, l’amicizia profonda si intreccia comunque. Laddove
il piacere di un confronto quotidiano, i consigli a volte necessari ad
affrontare le problematiche della vita, si compensano con nuove emozioni ed
esperienze. Un valido supporto emotivo, nell’intricato percorso di una
Separazione e la ricerca continua di un dialogo con i figli.


Chiaramente la Fabi, una donna Single, nella
continua ricerca di un possibile compagno, giunge inevitabilmente alla
divertente conclusione che a lei, la vita, le abbia riservato un ruolo di
consolatrice delle afflizioni altrui, (tra cui quelle di Poeta), dato per certo,
che l’Amore non ha ancora bussato alla sua porta.


L’Amore, quello vero, quello che ti coinvolge e ti
stravolge, quello che rende vere le cose impensabili e impossibili. Niente,
nemmeno la metà di questo ha incontrato, nelle lunghe passeggiate serali,
durante le gite al mare e in montagna, nelle feste di primavera. Eppure è una
donna semplice, anzi, per come la percepisce Poeta, è una Signora all’antica,
dove la morale e i principi lasciano trasparire la serietà della persona, così
da dissuadere futili rapporti occasionali.


A questo punto, sorrido, perché fortunatamente,
nelle persone a volte c’è una vena di trasgressione che prende il sopravvento. Semplici
cose, ma ironiche, come quando, la Fabi, un Pomeriggio, chiamò Poeta da Milano,
confidandogli che non aveva saputo resistere, una volta entrata in un negozio
con la sua amica, all’acquisto di un completo intimo…..da brivido, e lì sono
scoppiati a ridere. Già, perché l’intimo in questione giace al momento nel
cassetto in attesa dell’evento speciale, che magari la porterà a convolare a
nozze con un futuro spasimante. Anche se lei ritiene che a cinquant’anni, quell’evento
sia improbabile al centocinquanta per cento.


Così al momento niente tumulti per la Sorellina, ma
soltanto semplici fatti di vita quotidiana che mantengono bilanciato il modus
vivendi di una Donna Single, dove anche le nuove amicizie nella maggior parte
dei casi, mostrano uomini e donne insoddisfatte, con intricate relazioni
Matrimoniali ed extraconiugali, dense d’inevitabili sotterfugi tra amanti
virtuali e reali.


In questo volubile panorama, la Fabi, mantiene una
forte volontà, e integrità, trovandosi a volte confinata tra le mura domestiche
di una famiglia, che condivide sentimentalmente, ma che a tutti gli effetti è
di sua sorella.


La Fabi, donna d’animo sincero, spettatrice e
attrice nel quotidiano vivere, si trova così momentaneamente disillusa
sull’amore, lo stesso, che sua Madre nelle sere d’inverno, le leggeva nei
racconti di fiabe prima di addormentarsi e sognare.


 


5


Le
donne……sanno farsi sentire! Bene.


Va bene Barbie. Ecco, che adesso entri in scena tu, ti
abbiamo dato giusto il tempo necessario a rifarti il trucco. Volevamo
presentarti nel migliore dei modi, giacché tu sei effettivamente la Prima donna.
La prima, che Poeta ha incontrato e conosciuto, pochi giorni dopo il Crac.


Ecco cara, siediti comoda sul divanetto, la luce
risalta perfettamente Il tuo sorriso affabile.


Si alzi il sipario, ecco a voi……Barbie. Gli scatti
dei fotografi sono multipli, pose e sorrisi cambiano rapidamente, e la
bellissima e dirompente bionda Barbie è accolta dagli applausi del pubblico in
sala.


Scusate, ma Barbie a volte è esigente e ama mettersi
in mostra, sebbene sia timida e cerchi continuamente conferma, nelle scelte e
nelle cose importanti. Come tanti di noi d’altronde. Eppure la sua voce calda e
rassicurante ha un effetto avvolgente. Una voce che nei mesi più bui di Poeta,
l’ha confortato, sostenuto, compreso e rassicurato affinché proseguisse nella
sua ricerca di un contatto con i figli. Una mano amica. Che ti stringe, ti
aiuta a rialzarti dal pantano che ti sta inghiottendo.


Barbie, una dolce Madre che prima di ogni sua cosa,
pone l’attenzione al figlio undicenne, vivendo e lavorando per dargli sicurezza
e come spesso accade, dopo una giornata intensa e complicata, si addormenta
accanto a lui.


Una donna separata, che è riuscita a mantenere aperto
il rapporto con l’ex marito, condividendosi così i due figli, che hanno scelto
di stare in due città diverse. Una vita abbastanza complicata, dove Poeta,
ritrova un sottile calore Famigliare ed è tramite questo forte rapporto
d'amicizia, che nelle difficoltà del momento si riesce a ritrovare il sorriso,
la sicurezza e l’affetto.


A volte le ansie di Barbie sono dirompenti. Angosce
causate spesso dal suo rapporto con un uomo sposato, (un pseudo amante), dove le
debolezze, le incertezze e l’incomprensione di quest’amore che spesso è
calpestato, li avvinghiano in un crescente paradosso sentimentale. Una storia
che in sé, svuota, affossa gli stimoli vitali. Dove quell’uomo sposato,
approfitta della situazione complicata e prevale sulle due donne, in nome dell’amore.
La moglie e l’amante. (senza peraltro renderle felici entrambi, così da
lasciarle in bilico e in trepidante attesa di una decisione definitiva, che
sembra non giungere mai).


Poeta, comprensivo e disponibile, percepisce bene la
pressione invasiva di ciò, ma non molla, non si tira indietro e continua a
rimanere vicino alla sua amica, perché, sa che un giorno lei uscirà da questa
relazione inutile e deprimente, ritrovando nuovamente lo splendore di un
sorriso.


 


Ore 15. Pausa
Caffè!


Nel frattempo, Poeta, sperimenta nuove cose, e una
in particolare, è il ballo. La salsa cubana, per inciso. È il barista sotto
casa sua, che lo stimola, lo invita a iscriversi a un corso di base per balli
latini. Così, pochi giorni dopo, l’immagine di un uomo impacciato, si riflette
davanti alla parete di specchi insieme al gruppo di principianti che saltellano
nel tentativo di coordinare i passi e il tempo. Passano così alcuni mesi e come
una fresca brezza serale, Poeta, si ritrova a ballare in mezzo alle luci della
pista, al ritmo della musica Cubana. Questo lo porta a entrare in un turbine
emotivo dove gli stimoli esterni, infondono sempre più sicurezza e
determinazione.


 


6


Le
Donne.………sanno farsi amare!


È in una notte latina, che il lampo abbaglia Poeta. Come
una splendente cometa, una donna sprofonda nel suo cuore al ritmo della musica,
in un vortice che solleva dolcemente, mentre intorno come d’incanto, tutto
svanisce. Magica è la notte, dove all’improvviso in mezzo alla pista, sotto le
luci stroboscopiche appaiono soltanto
loro due, avvolti da un fluido rosa che li pervade dentro.


È così che s’incontrano, Ren e Poeta. Una donna e un
uomo, soli. Un amore che prende vita nell’alba di una nuova esistenza. Il
ritrovarsi insieme, nei brevi momenti che la vita ti mette a disposizione, è un
dono meraviglioso e il tempo trascorre velocemente sulle ali della passione.


Un’unione che sprofonda nella consapevolezza di un
passato drammatico, che ancora trasuda sofferenza, ma che ha in sé la gioia e
la speranza di ricominciare, abbandonandosi così l’uno all’altra, in un
ambiente dove la sopravvivenza diventa difficile e densa di ostacoli che
soltanto insieme possono affrontare più serenamente.


Ren, una dolce madre di tre figli ormai grandi, che
nel tradimento che il marito perpetrava a sua insaputa, hanno preferito restare
inermi di fronte ai fatti, lasciandola sola ad affrontare l’oppressione di un
coniuge arrogante e prepotente. Il dolore e la confusione, che scaturivano da
questa prevaricazione, in tempi brevi la trascinarono in una depressione, inducendola
a dissociarsi dalla sua famiglia e chiudersi nel dolore.


Vania, sua Madre, si era resa conto che doveva
allontanarla da quella situazione dolorosa e corrosiva, pertanto in quel
momento critico, decise di portarla a casa sua. Convinta che quella fosse l’unica
soluzione per far sì che la figlia non sopperisse, là dove le regole
Matrimoniali non valevano più.


Così, Ren in pochi mesi si era ritrovata spogliata
dei sentimenti, della giusta stima, dei beni che fino il giorno prima aveva,
trattenendo con sé soltanto il dolore che affondava come una scure. Una
sofferenza che sprofonda nell’animo, quando si scopre, che l’uomo che
condivideva la vita coniugale insieme con te, ti tradiva con un’altra donna. Un
dolore, che in breve tempo diventa sempre più acuto, perché sei consapevole di
avere perso insieme a ogni cosa, anche l’amore di chi ami. L’amore dei figli.
Figli che hai cresciuto, sacrificando te stessa, affinché potessero avere il
meglio e vivere bene, sani, felici.


Tutto crolla improvvisamente e ti trovi sola,
inutile, inesistente. È come un tunnel oscuro che affonda sempre di più nel
dolore.


Ti rassicurano che il tempo aiuterà a guarire.


Già, è il tempo che s’impiega per ritrovarsi come
individuo, per rimettersi in piedi e lottare, per riallacciare le trame dei
rapporti con chi ancora ami. Tutto questo, porta in ogni caso a inevitabili
trasformazioni e d’improvviso ti accorgi che hai ancora un’altra opportunità, un
altro giorno di sole davanti a te, perché non sei più sola.


È l’amore, il
motore di ogni cosa, scrive Poeta.


“L’amore crea”, rivela un’insegna di un negozio a
Pavullo.


E l’amore ritrova la gioia di vivere.


 


7


Le
donne…….sanno farsi sentire bene. (quando rispondo al telefono)


Scusaci Barbie, ci siamo persi nelle trame che
s’intrecciano….. forse perché tu, non hai perseguito la follia della danza, lo
stare in mezzo alla comunità.


Lentamente ti sei chiusa, come un fiore al tramonto.
Hai tirato le tende, per rimanere sola nella sofferenza di un’intricata
relazione. So bene che ci credevi molto, nei primi tempi, dopo la tua
separazione coniugale, ti sentivi travolta, amata. Poi, quando le tue scelte
hanno preso forma e ti sei trasferita nuovamente nella città, che ti aveva
visto nascere e crescere tra le panchine di legno del parco sotto casa. Quella
fiamma si è consumata. Le tue speranze si sono frantumate e ti sei ritrovata
sola con tuo figlio ad affrontare una nuova vita. In un ambiente differente da
come l’avevi lasciato. Un nuovo lavoro, un piccolo appartamento arredato in
affitto, che ben poco aveva di famigliare, ma la tua determinazione e forza, ti
hanno portato ad andare avanti. Ad affrontare quello stralcio di rapporto e a
sopperire alla mancanza di un uomo che ormai è soltanto virtuale.


-È così che ti ha conosciuto Poeta, ricordi Barbie?-


-Sì, come potrei, dato che è stata la prima serata
che ho mangiato una pizza in compagnia, dopo il trasloco.-


-Chissà perché Barbie, mi viene in mente quella
bellissima canzone di Michele Zarillo. L’elefante e la farfalla, dove l’elefante
grigio, grosso e goffo, s’innamora di una farfalla multicolore e vivace.


-Già, si capisce bene, quest’amore impossibile.-


-Eppure l’elefante sebbene triste, con la sua mole
non calpesta la farfalla, altrimenti sarebbe una storia alquanto diversa, non
trovi?-


-Non sarebbe amore ma oppressione. È quello che
spesso vivo io in questo rapporto, dove ho smesso di credere a quell’uomo, che
rimanda continuamente ogni decisione.-


-Comprensibile, Barbie.-


-Già, direi che è impossibile che io mi faccia
ancora delle illusioni su un futuro insieme, dato che in questi tre anni, ciò
che ho avuto non è assolutamente niente in confronto a ciò che ho dato e non lo
dico per bilanciare le cose, ma perché, svegliarsi all’improvviso e scoprire,
che il tempo è volato via e tra le mani non hai niente, è veramente poca cosa.-


-È come il mio matrimonio, ventiquattro anni vissuti
e sacrificati, per cosa?-


-Per ritrovarsi con meno di niente.-


-Infatti, quando tu condividi la vita, le spese, la
crescita dei figli, ma intesti la casa e la macchina a lei, stai certo, che
quando le cose non vanno bene, chi resta in mutande è uno soltanto.-


-Ahahah, più che in mutande, direi in boxer, Pò.-
(diminutivo di Poeta)


-Già, e a te Barbie, che ti è rimasto del
matrimonio?-


-Mio figlio, e dei bei debiti.-


-beh, almeno, tu hai tuo figlio vicino e un motivo
in più, per sopravvivere-


-Anche tu l’hai, po’.-


-Sarebbe?-


-Recuperare il rapporto con i tuoi due figli, sono
grandi e alla fine capiranno ciò che di veramente importante hanno volontariamente
perso.-


-È certo che non mollo, ma ogni giorno che passa è
come un petalo che si stacca dal fiore, non so se rendo l’idea?-


-Chiaro, vivere la quotidianità è importante e non
sapere cosa fanno ogni giorno i tuoi figli è deprimente.-


-Grazie della comprensione, ancora non sono così
depresso, adesso c’è Ren vicino.-


-Vedi, direi che sei messo meglio di me.-


-Direi che è un bel casino, Barbie.-


-Vite complicate e introverse, spezzate e stravolte.-


-Che altro dire……buona notte, Barbie, ci sentiamo domani.-


-Buonanotte, Po. Dai stai su che domani c’è il
sole!-


-Ahahah……sta nevicando Barbie, apri le tende e metti
il naso fuori.-


-Ahahah, che stordita.-


-Notte, cara-


Clic.


 


8


Anche i
figli si fanno sentire bene!


I figli, la parte importante di questa vita.


Guardandoci intorno si può vedere la sofferenza e la
difficoltà dei tanti rapporti “matrimoniali” che si sgretolano, lasciando caos
tra le macerie. Le liti per i beni materiali, s’infervoriscono ancora di più,
mentre storditi e confusi, i figli non si riconoscono più nei loro genitori. O
sarebbe meglio dire, che non li riconoscono più come tali.


Già, questa è la ferita ancora aperta di poeta. I
figli che si allontanano, che accusano e rifiutano le difficoltà che si vengono
a creare con la separazione matrimoniale. Difficoltà relazionali, materiali,
finanziarie, dove i Big, si contendono la ragione a colpi di avvocati, perdendo
la focalità su ciò che è veramente importante e che insieme si è generato ed
amato! I Figli.


Chissà perché, appena i ragazzi scoprono questo
dualismo, tendono a riprendersi ciò che per loro è un diritto. La centralità,
dove i loro bisogni sono imposti con arroganza, pretendendo ogni cosa e
infliggendo sensi di colpa, là dove possono ferire. Parlano di diritti e mai di
doveri. Non ascoltano nessuno, e contestano ogni singola cosa, la scuola, la
società, gli stessi genitori che soverchiati dai mille problemi logistici,
finanziari e legali, avrebbero bisogno del loro affetto piuttosto che di
arrabbiarsi continuamente per l’indifferenza che man mano si crea nei rapporti.


Parlo di ragazzi adolescenti, che si sentono ormai
adulti, non certo dei bambini, che ancora possono essere plasmati, da uno o
dall’altro genitore.


Ragazzi che sfuggono tra le dita, presi dai loro
interessi, dove a porte stagne, non ti lasciano più entrare; e dire che poco tempo
prima, li accompagnavi a scuola, dal medico e spesso si addormentavano con te
vicino.


Finito, tutto è sfumato. Ti trovi solo ad affrontare
ogni cosa, passando per le stanze degli assistenti sociali, alla ricerca di un
rapporto con i figli, della loro comprensione, cercando di far sembrare
semplice, qualcosa che è complicatissimo. E senti il dolore che sale fino in
gola, e vorresti gridare l’amore che provi per loro. Invece ti accorgi, che
intorno non c’è nessuno.


E sprofondi in un senso di colpa, che sebbene cerchi
di sopprimere, è lì che galleggia, integro, reale. Forse è lì, per darti un
successivo impulso, per farti riprovare, per non lasciare andare alla deriva
questi meravigliosi sentimenti.


Così leggi libri sulla separazione, psicologia dei
giovani, parli con Psicologi, Avvocati, Giudici, con amici separati, ma l’unica
cosa che vorresti veramente fare, è parlare con i tuoi figli.


Motivare, spiegare, raccontare e ascoltarli, far sì
che quella diga di sofferenza e amarezza esploda, spazzando via quei detriti
che soverchiano i legami profondi, fino a raggiungere la limpidezza dei
sentimenti, dove ci si può specchiare e raccogliere quello che di buono c’è,
così d’accettare finalmente quello che siamo diventati.


Questo ricerca Poeta.


La piccola fenditura dove poter demolire la diga che
i figli hanno innalzato, il senso di colpa che ti hanno inflitto per aver
aperto quella porta e aver accettato di non condividere più la vita con la loro
Madre e di conseguenza, con loro.


-C’è chi dice, i figli tornano!-


-Sì, quando hanno bisogno.- risponde qualcuno del
gruppo dei Genitori.


-Ed io che faccio?- 
esclama Poeta con l’espressione preoccupata!


-Tieni la porta aperta e aspetta- dice la Signora
accanto alla finestra.


-Il tentativo di una Consensuale l’hai fatto.-
sottolineo io con i palmi aperti.


-Già e come risposta ho ricevuto una Giudiziale.-
esplode Poeta alzandosi in piedi.


-Probabilmente il rancore e il dolore hanno molte
espressioni, e questo è stato il loro modo di ferirti.- apostrofa un’altra
Signora del gruppo, con voce bassa.


-Dagli tempo, Poeta.- suggerisce l’uomo con la barba
incolta, battendogli leggermente sul braccio.


Qualcuno in sala, accenna al fatto che ci sono anche
separazioni meno conflittuali, dove i coniugi, decidono che non vivendo più un
rapporto d’unione, sia conveniente a entrambi arrivare a una Separazione.
Pertanto, il risultato appare meno drammatico e doloroso quando i Genitori,
mantengono il loro ruolo con i figli, e le discussioni si possono limitare ai
piccoli desideri da soddisfare per i loro figli, che una volta cresciuti in un
ambiente più stabile, conservano entrambi i rapporti con i genitori.


 


Altra pausa
Caffè!


Raccontando a un amico, questa parafrasi
dell’intricato passato di Poeta e di come le separazioni, stravolgono, mutano e
frammentano l’esistenza del Nucleo Famigliare, comprensivo dei parenti e degli
amici, mi viene da definire tutto ciò, un dramma sociale di grosse proporzioni.


I rapporti sembrano continuamente instabili, dove
l’insoddisfazione dell’uno, si compenetra nell’apprensione dell’altro, a causa
della mancanza di una relazione serena e armoniosa.


Le separazioni aumentano e i matrimoni diminuiscono.
Sembra un bilancio Aziendale, ma in effetti, è l’attuale condizione sociale.


Nel Matrimonio, sicuramente si è legati alle
problematiche della gestione, tra lavoro, figli, faccende domestiche,
manutenzioni ordinarie e straordinarie, mutui, scuola, che difficilmente si ha
tempo di raffrontarsi con altre persone. Pertanto si è meno consci di come
fuori dalla propria famiglia, ci sia un mondo separato e in continuo conflitto.


9


Poeta
Racconta…….


Passeggiando per le vie del centro, in questo grigio
inverno, ascolto la solitudine.


Incrocio giovani ragazzi e penso a mio figlio, che
cresce e si rapporta con i suoi amici e con il mondo. Vedo giovani ragazze e
penso a mia figlia, il giorno che troverà l’amore e magari si sposerà, e il
dubbio che sarò lasciato all’oscuro di un simile evento, mi fa ribaltare lo
stomaco.


Purtroppo in passato, il giorno della sua Laurea, io
non ero presente. Nessuno si è preoccupato d’informarmi, sebbene abbia
condiviso, preoccupazioni e spese, affinché mia figlia potesse diventare
Dottoressa. Ho sopperito, alla necessità dello studio rendendole la vita più
fluida e semplice. E allora mi domando, mentre percorro la Piazza, perché?


Perché? Si fa presto a giudicare e sbarrare la porta
del cuore a chi ha sacrificato la sua vita per te?


Perché? Ti è sempre rimproverato ciò che non hai, o
sei riuscito a fare, e mai è messo in risalto ciò che hai dato e fatto per il
bene di un figlio?


Possibile che basti una separazione a creare una
divisione così netta tra un genitore e un figlio? Dove ti senti rinfacciare
continuamente le tue mancanze, laddove comunque non ti è data alcuna
possibilità di essere presente. È una sofferenza interiore che trovo pienamente
ingiusta, ma che comunque, non ha risposta alcuna. E ti viene da pensare…….ma
che razza di Padre sono?


Che cosa dovrei rispondere io? Dato che mi sento più
che altro bistrattato, umiliato e di un’inutilità tale, senza il raffronto
quotidiano e mi viene da pensare…….ma ho allevato dei figli, o degli
sconosciuti?


Perché sembriamo essere così, dei perfetti
sconosciuti. Dove a un certo punto della loro esistenza, i ragazzi, non ti
fanno più entrare nelle loro faccende, e tutto diventa così poco espressivo,
emotivo, e il disagio di un Genitore si addensa, in un ruolo che si tende
facilmente a definire, di Genitore Bancomat. Laddove, pagare, sembra indice di
voler bene ai propri figli, ma tenendo conto delle difficoltà di un Genitore
Separato, dove i soldi sono pochi ed è difficile sopperire alle continue
esigenze di sé e dei figli, ecco che il Genitore, sparisce. Non c’è più, non è
considerato, espulso dal campo con un fischio. Così ai continui sms e
telefonate, si avvicendano lunghi silenzi, o risposte offensive.


A questo punto, farei entrare in campo uno
psicologo, uno con le capacità di aiutarti, uno che ha studiato e ha esperienze,
così da colmare il vuoto che si crea, così da aiutarti a trovare una formula
logica per recuperare quel poco di buono che hai ancora da dare; ma ecco, che
ci scontriamo con i tempi tecnici degli assistenti sociali, della burocrazia e
il vuoto rimane tale per giorni e anche mesi. Sempre che un Genitore, non abbia
le possibilità di rivolgersi a un privato.


Dire che ci si ritrova sotto una campana d’ottone,
mentre fuori stanno battendo vigorosamente, frastornandoti di pensieri e idee
che si sommergono a vicenda.


Così scaturisce l’ansia.


Bisogna fare attenzione, il nostro cervello, il
cuore, l’animo, non prova piacere nella sofferenza. No! Reagisce, magari in
maniera sbagliata, ma reagisce.


Così, in attesa dello psicologo, si chiudono i
comparti stagni, come in un sottomarino che rischia di affondare. Si sprangano
i portoni del nostro rifugio, affinché il dolore possa restare fuori e non
soffocarci. Perché l’abbiamo gridato, espresso in ogni suo modo, ma
inutilmente, i sordi non sentono e tantomeno chi non vuole vedere la realtà
oggettiva.


Il tempo non guarisce da certi dolori, ma trasforma
ciò che affligge in voglia di ricominciare.


Ognuno può recuperare se stesso, con i suoi tempi,
ritmi, possibilità. Il cambiamento è parte dell’affrontare le grosse difficoltà
e la nuova situazione sociale creatasi, in altre parole quella di Single.


Il
single, separato.


L’uomo, nel caso sia già avanti con gli anni, in un
eufemismo, “impazzisce completamente”. Immancabilmente, si rimette in gioco,
(come si usa dire oggi), in un’esplosione di nuove attività, che lo vedono
riscoprire le possibilità sia fisiche sia relazionali.


La donna, ha dei tempi più lunghi, ovviamente
scanditi laddove abbia con sé la responsabilità dei figli, e quindi anche minor
libertà d’interazione con il sesso opposto.


Gioca inoltre un fattore importante, l’emotività di
un distacco, dove chi si ritrova solo, resta intrappolato nella rete
sentimentale e con difficoltà accetta la fine del rapporto.


Questo dà da pensare a Poeta, che in fondo,
nell’atto di separazione, sentimentalmente la consorte e lui stesso, non hanno
mai espresso il benché minimo ripensamento, a conferma che l’amore e la
passione erano affievoliti se non scomparsi del tutto, da anni.


Riflessioni che si avvicendano nei momenti
introspettivi delle giornate più difficili da superare. Perché sebbene un
rapporto si spezzi, la condivisione dei figli, comporta a risentirsi anche a
distanza di tempo e rimettere tutto in discussione. Così, ciò che sembrava
dimenticato, riaffiora nuovamente, portando a galla problematiche vecchie e
nuove da risolvere, nei migliori dei casi verbalmente, nel peggiore……tramite
legali. Senza vederne mai una vera fine.


Si accusa, si provoca, si litiga. Ed è quello che
profondamente non si vorrebbe più fare. Perché il contesto delle cose è
cambiato, non si vive più insieme, non si condividono più certe idee e ideali,
e la gestione dei figli è autarchica del genitore affidatario. Nel bene e nel
male. Oserei dire, ma non è così, che vanno le cose. Perché solitamente sebbene
un Padre sia escluso dagli eventi quotidiani dei figli, nel caso di
problematiche, la Madre tende a scaricare le sue difficoltà all’ex coniuge e
pretendere l’assistenza necessaria o esborsi onerosi per scelte non concordate,
laddove sono addirittura omesse le scelte dei figli in ambito sociale,
scolastico, ludico.


Si tenderebbe a definirla una sottile manipolazione
dell’amore che un Genitore prova per il figlio. Ponendo l’accento a un minimo
di Genitorialità, che al contempo è negata, poiché non è sempre possibile,
essere disponibile alle aspettative dei figli e implicitamente dell’altro ex
Coniuge, che gestisce principalmente le dinamiche relazionali.


Questo si presume abbia un termine, che coincide con
la crescita dei figli e il giorno in cui prenderanno la loro vita tra le mani
ed usciranno dalla casa famigliare, così da arricchirsi d’esperienze e
conoscenze nuove.


 


10


Le
donne……..sanno farsi sentire, quando hanno bisogno!


-Pronto? Ciao
Mary, come va?-


-Meglio, ti va se ci prendiamo un caffè insieme,
così ti racconto?-


-ok, ti va bene, alle 15 davanti alla Biblioteca?-


-Sì, grazie Poeta.-


Incredibile, ho conosciuto la Mary due anni fa, al
corso di latini, una simpatica quarantenne, sposata e con un figlio di quindici anni.


Caso vuole, che al termine del corso, si sia fatta
una pizzata con serata latina compresa e lei si trovava seduta vicina a me.
Così, parlando dei motivi che ci avevano portato a frequentare il corso, lei mi
ha raccontato della sua situazione matrimoniale in declino. Negli ultimi anni,
Il Marito, sembrava più interessato a divertirsi con gli amici e amiche che
alla famiglia, e così lei, spinta dalla delusione, ha cominciato a uscire e frequentare
in maniera saltuaria il corso dei latini.


Chiaramente dopo quella serata con il gruppo dei
latini, non mi sarei aspettato di ricevere una sua telefonata, dove mi chiedeva
di vederci un sabato pomeriggio. Il suo invito, sebbene piacevole, mi turbava, tanto
da chiedere consiglio alla mia amica Barbie, dato che Mary era una donna
sposata e io certo non volevo al momento complicazioni. Decisi d’incontrarla ed
eventualmente chiarire le cose, nel caso ci fosse stato qualche pensiero ambiguo.
Niente di tutto ciò! Lei era giù di morale e aveva bisogno di parlare, di capire
cosa le avrebbe comportato una sua separazione dal Marito.


Seduti a un Caffè di Correggio, gli illustrai la mia
storia e quella di alcune persone che conoscevo. Era quasi terrorizzata nell’ascoltare
i drammi che si susseguono con la separazione, e a suo dire avrebbe tentato di
recuperare quel buono che c’era ancora nel suo rapporto.


Difatti, il tempo scivolava via e a parte qualche
breve saluto al telefono, di lei si erano perse le tracce.


Poi, un giorno qualunque, Mary, con voce preoccupata,
mi chiese se poteva passare a trovarmi a casa per parlare. Ok, le dico, e
preparai la macchinetta del caffè, mentre pensieri confusi mi pervasero
nuovamente.


Parlammo della sua imminente separazione, tra un
sorso di caffè, un’accesa discussione al telefono che lei fece con la suocera,
e in seguito con suo Marito. Dopo di ché, le consigliai un buon Avvocato, prima
di salutarla e accettare le scuse per il
suo comportamento furioso al telefono. Le risposi che era comprensivo dato il
momento difficile che stava attraversando.


In seguito, mi raccontò al telefono, di aver rotto
del tutto con il Marito e di essere uscita da casa. Aveva tentato in vari modi
di far capire al marito, che Il suo menefreghismo calpestava i principi del
loro rapporto e anche del figlio, il quale viveva il disagio e la sofferenza
della situazione instabile.


 


 


Che dire…..sono le 15, ci
prendiamo un altro caffè?


Arrivai in centro poco prima della quindici. Il sole
inondava Piazzale Re Astolfo, donando un colore caldo alla terracotta dei
mattoni della Sagra, la piccola Pieve di Santa Maria. L’imponente campanile, sopravvissuto
integro al sisma, svettava come un monolite nell’immenso cielo azzurro. Raggiunta
la Biblioteca Loira, vidi Mary, seduta su di una panchina in pietra. Aveva
cambiato il colore dei capelli, vestiva una minigonna e tacchi alti. Salutandola
con espressione compiaciuta, le dissi che non aveva per niente l’aspetto di una
donna triste e sconsolata a causa di una separazione. Sorrise, e questo, certo
era un buon segno. Ci sedemmo sulle poltroncine anni sessanta, del caffè della
Biblioteca. Lo stesso locale dove io e Ren, nelle serate invernali ci incontriamo
per ascoltare della buona musica.


Difatti, Mary, m’informò degli ultimi eventi. Era
stata finalmente da un Avvocato e tramite successivi incontri, l’ex Marito,
aveva accettato che lei e il figlio abitassero nuovamente nella casa coniugale,
mentre lui si sarebbe trasferito al piano superiore, così da poter continuare a
vedere il figlio, in una situazione differente da prima.


Ciò mi fece piacere, percepivo che almeno un po’ di
serenità era tornata in quella donna. Parlammo anche dei miei problemi, della
mia continua difficoltà a giungere a una Consensuale e quando lei accennò ai
miei figli, chiedendomi se li avevo sentiti, rimasi come sospeso, quel tanto da
trovare le poche parole da dirle. No, non li ho sentiti le risposi. Bevemmo il
nostro caffè, e salutandoci, proposi una cena insieme con altri amici Separati.


Chiaramente sono piccoli frammenti spezzettati, che Mary
mi ha raccontato tra un caffè, una telefonata e un sms, ma che hanno in comune
la sofferenza, di una separazione.


Entrando in Biblioteca, trovai seduto alla
postazione internet, Lucius, l’uomo del caffè delle sette di sera a casa mia,
dell’aperitivo in centro, della palestra e delle corse in moto. Un simpatico
amico che sprizza allegria e al contempo ha la capacità di ascoltarti. Lucius, in
questi due anni, a modo suo mi è stato vicino, mi ha compreso, consigliato e
condiviso spesso la mia solitudine e afflizione.            


A questo punto, non resta altro che salutarvi, e che
dire, quando volete, ci prendiamo un buon caffè…..alle 15, ovviamente.


 


 


 


Epilogo finale


Ho scritto questo racconto, dove le vite sofferte di
altre persone s’intrecciano alla ricerca di quella comprensione che viene a
mancare, dove le cause di una Separazione, sicuramente vanno ricercate in noi
stessi prima di trovarle nell’altro Coniuge.


Perché un esame di coscienza deve sortire l’effetto
di comprendere anche i nostri errori, così da non trascinarci nel futuro
commettendoli nuovamente. Che dire poi, quando un rapporto perde di ogni
significato, d’amore e rispetto, bè, non rimane molto da fare……..


Spero che a breve, i miei figli possano leggere
queste pagine di vita e comprendere magari al meglio come il loro Padre ha
vissuto e sofferto quel tragico momento che l’ha portato a trovarsi fuori dalle
loro vite.


 


In inciso invio gli auguri a tutte quelle persone
che soffrono a causa della separazione, nella speranza che possano
riabbracciare i propri figli, come l’altra sera è accaduto con mio Figlio, per
un breve istante. Un’emozione grandissima che mi ha dato nuovamente vigore a
perseverare con pazienza, in attesa di un percorso tramite gli assistenti
sociali e la Psicologa.


A voi tutti e ai miei amici, dedico queste 15
pagine, affinché possiate attraverso esse conoscere e intravedere le speranze
in una riconciliazione con se stessi, laddove il dolore appanna la mente e l’io
personale prevale sull’amore ancestrale.


Amore, che sta alla base della vita dell’essere
umano.


 


Un ringraziamento di cuore va agli Amici del Poggio,
il quale mi hanno accettato e supportato, infondendomi un calore Famigliare, a
cui ho sempre risposto, con la mia tenacia, allegria e Arte.


 


 


 


 


 


 


 


Scritto da Roberto Belelli,
alias: Poetaoperaio in arte Poeta! 
Febbraio 2013 Carpi (Mo)